FOTO RITRATTO ANTONIO SABATELLI

 L’Atelier Gulli, grazie all’impegno e alla passione pura di Antonella Gulli, è ormai diventato un punto di riferimento fondamentale per tutto il mondo della cultura, dagli artisti ai collezionisti, che gravitano in questo lembo di Liguria tra Savona e Albisola così importante per l’arte contemporanea a livello nazionale ed internazionale.

Il fortunato binomio con la grande epopea della ceramica ha generato presenze di assoluto valore sulla scena contemporanea, spesso protagonisti delle belle mostre in questo magnifico spazio sulla parte di Corso Italia che collega la Savona ottocentesca agli storici giardini del Prolungamento: basta sporgersi nella via per ammirare in prospettiva verso il mare l’imponente Garibaldi a cavallo realizzato dal Bistolfi tanto per rimanere in tema di arte ai massimi livelli.

Tra le molte storie parallele che si possono scrivere su Albisola c’è quella di Antonio Sabatelli (1922-2001), alla cui opera è dedicata questa nuova mostra nell’Atelier Gulli, frutto della cura di Antonella e del promotore di questa iniziativa, Antonio Saettone appassionato d’arte, impegnato anche a livello Istituzionale all’interno dell’AICC (Associazione Italiana Città della Ceramica) come rappresentante del Comune di Albisola Superiore, già curatore di una mostra sul Priamar dell'artista cubano Sosabravo.

SabaTelli, come amava scrivere il suo nome, è un artista che ha lasciato un’aura forte, un’imprinting indelebile in chi ha avuto l’avventura di conoscerlo, come me in veste di giornalista d’arte, come i pochi artisti che stimava o i fortunati collezionisti, molti dei quali prestatori di opere in questa preziosa esposizione.

SabaTelli rientra in quell’emisfero di artisti “maledetti” ma con una differenza sostanziale rispetto a chi si atteggia senza possedere numeri e qualità: aveva dentro di sé un’arte straordinaria, un modo di fare pittura sconvolgente, che ti faceva dimenticare completamente le asperità del suo carattere facendoti letteralmente entrare nella tela con la mente e con il cuore come un tuffo di testa in un mare di colori.

Ho conosciuto SabaTelli in occasione di un mio articolo su Albisola commissionato da una rivista internazionale di ceramica, la bellissima Keramikos diretta da Anna Folli di Alberto Greco Editore. Già le sue indicazioni date al telefono prendendo accordi per l’intervista lasciavano presagire il personaggio: “troverai davanti all’ingresso della villa una 500 piena di stracci”: era proprio così. Furono due o tre ore incredibili. Con i suoi racconti, il suo pensiero, gli strali e gli insulti volgarissimi ai suoi colleghi, molto famosi, del tempo. Il suo sabbioso caffè alla turca, chi l’ha conosciuto sa di cosa sto parlando – era un passaggio obbligato nei suoi incontri . E mentre mi parlava ero attratto dai dettagli infiniti: la sua collezione di bellissime Palle di Neve con i monumenti delle città, quelle vere in vetro di una volta, una pila di grandi monografie dedicate ad un artista del tempo, oggetto dei suoi strali, dove ogni pagina era stata rivestita in modo straordinario e gestuale dalle sue fluide pennellate.

Vieni ti faccio vedere l’ultimo mio quadro, l’ho fatto l’altra notte”. Nei corridoi e nelle stanze strampalate c’erano pile di tele appoggiate alle pareti, e poi ecco questo grande quadro, “il Malpasso”. Per chi non lo conosce, il Malpasso è uno splendido tratto impervio e roccioso che incombe sull’Aurelia a Varigotti, verso Finale Ligure, incorniciato da una bellissima spiaggia e da un mare ancora più bello.

SabaTelli lo ha immortalato sulla tela, con pennellate forti, spruzzi di colore violenti, gesti di una forza incredibile, capaci di lasciarti senza fiato, facendoti vivere appieno la bellezza di quel luogo.

La stessa forza la ritrovi in tutti i suoi temi ricorrenti, nelle ceramiche come nelle tele, tra tarocchi, ritratti improbabili ma che coglievano senza pudore gli aspetti più ironici o più inquieti e nascosti della persona, ed ancora l’erotismo primordiale, le donne e il sesso, i paesaggi della mente, ridondanti scenari barocchi, seicenteschi piatti da parata a rilievo che diventano grandi facce o complicati paesaggi e teatrini di personaggi e figuranti pieni di citazioni e simbologie. E’ stato uno dei pochi a mantenere lo stesso inconfondibile tratto pastoso, fluido e sicuro sia nella pittura su tela che nell’opera ceramica.

Ad Albisola Marina in via dell’Oratorio, di fronte ai portici dove aveva sede la Ruota, laboratorio, fornace e galleria insieme, da lui diretta artisticamente dal 1969 ai primi anni ‘70 sotto l’impulso dell'illustre avvocato Angelo Germano; sulla antica parete che racchiude dall’altra parte il nucleo di Pozzo Garitta sono ancora oggi presenti grandi piatti dell’artista murati all’epoca, o almeno quel che ne rimane dall’incuria e dai vandali.

Non ho mai potuto dimenticare quell’incontro nella sua Villa-studio.

Grazie dunque ad Antonella Gulli, ad Antonio Saettone e ai collezionisti prestatori delle opere, per averci dato l’opportunità di riannodare il filo con un vero pittore e ceramista, che ha vissuto le atmosfere artistiche europee nei suoi viaggi e soggiorni, riuscendole a coniugare con lo spirito della più genuina tradizione ceramica albisolese.

Un filo che va verso una tappa importante: l’Amministrazione di Albisola Superiore ha in programma una mostra che, proseguendo idealmente questo appuntamento dell’Atelier Gulli, intende sviluppare e valorizzare ancora di più la figura di SabaTelli. Vale la pena ricordare che già dal 2013 il Comune di Albisola Superiore comunicava di aver ottenuto per la villa, la “dichiarazione di interesse culturale di particolare importanza” da parte della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Liguria; il Sindaco Franco Orsi aveva dichiarato che in questo modo la dimora sarà conservata ed inoltre aveva manifestato l'intenzione di ricordare l’artista Antonio Sabatelli con una mostra personale.

Partendo da questo Atelier sarà possibile onorare al meglio un artista nel vero senso della parola, vedere le sue opere, rendergli giustizia, ricostruire la sua storia, dare ancora più valore alla sua sofferta ricerca espressiva: chissà se lui l’avrà previsto nei suoi tarocchi.


Roberto Giannotti

 piatto in ceramica di SABA TELLI
SABA TELLI LA DONNA MACCHINA olio su tela
SABA TELLI INDIA olio su tela
SABA TELLI TAROCCHI olio su tela

http://www.cartabiancanews.it/saba-telli-in-mostra-allatelier-gulli/

Saba Telli in mostra all’Atelier Gulli

     
  • •   APRILE 7, 2015

ROSA FENOGLIO

Il carisma, il carattere, seppur brutto, possono contribuire all’ascesa o alla caduta di un’artista. Possono creare ammirazione e desiderio di emulazione, avversione o fastidio; possono determinare la creazione del “mito”. Naturalmente gli atteggiamenti personali rivestono un ruolo così fondamentale quando sono autentici ossia abbinati al vero talento. Se Pollock non fosse stato l’astro nascente della neonata arte americana, le sue secrezioni urinarie nel caminetto di Peggy Guggenheim avrebbero, molto probabilmente, creato unicamente imbarazzo o ribrezzo. I gesti eccentrici non sono causa del successo. Appaiono un piacevole contorno capace di radicare sempre più intensamente nell’immaginario collettivo il luogo abbastanza comune dell’”artista maledetto”. Antonio Sabatelli, a detta di tutti coloro che l’hanno conosciuto, era un grande personaggio: iroso, scorbutico e scurrile con chi non gli andava a genio; colto e raffinato con coloro che stimava. Se da una parte la sua opera ha tratto giovamento dal risvolto personale nella scena locale – tutta la Savona bene anelava di possedere pezzi del grande e impossibile Saba Telli – dall’altro l’indifferenza e l’intolleranza totale alle regole e alle convenzioni non gli permisero di raggiungere le altezze nazionali e internazionali che la sua arte averebbe ampiamente meritato. All’atelier Gulli è possibile, fino al 9 maggio, osservare e amare una serie di quadri dell’artista albisolese in grado di evidenziare gli aspetti salienti del suo grande lavoro. Tele piene di creatività e di cultura. Ogni fermento che ha rivestito un ruolo importante nella storia dell’arte del Novecento è assorbito, metabolizzati e declinato individualmente dall’interiorità dell’artista. I suoi quadri dialogano con il gesto e il colore del gruppo Cobra parlando con il graffitismo di Twombly. Immagini talvolta picassiane, talvolta surreali si accostano alle figure della tradizione, assorbendo e veicolando pratiche e situazioni del presente. Un’esposizione unica e rara poiché non sono numerosi i quadri di Saba Telli in circolazione da ammirare e, per i fortunati, da acquistare. Una mostra da non perdere e un artista da scoprire, rivisitare e amare.

SABA TELLI LA CASA A BRUXELLES

 


http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5853%3Aantonio-saba-telli-ceramiche-e-pitture&catid=65%3Afulvio-sguerso&Itemid=57ANTONIO SABA TELLI:
CERAMICHE E PITTURE

  Non è un ringraziamento formale quello dovuto ad Antonella Gulli e ad Antonio Saettone, curatori della bella mostra dedicata ad Antonio Sabatelli,  (Albisola, 1922 – 2001), o meglio: Saba Telli, come firmava le sue opere - anche per distinguersi da altri Sabatelli savonesi - visitabile fino al 26 aprile 2015, presso l’Atelier Gulli, a Savona in Corso Italia 201 R. 

Non è un ringraziamento di maniera in quanto la mostra rappresenta anche un meritato omaggio e un giusto riconoscimento a una personalità poliedrica, estrosa e geniale  di artista  che ha lasciato più di una traccia indelebile nella memoria di chi lo ha conosciuto e nella stessa storia dell’arte, non solo ligure, del secondo Novecento. Carattere difficile, certo, ma estroverso, sincero, trasparente, diceva esattamente quello che pensava senza guardare in faccia a nessuno, anzi, guardando proprio in faccia i suoi interlocutori, chiunque fossero; e questa sua schiettezza, questa sua assoluta mancanza di ipocrisia,  il suo dire pane al pane e vino al vino senza nessun timore reverenziale non lo ha certo favorito nella sua carriera di artista tutt’altro che “maledetto”, ma  geloso, sì,  della propria indipendenza ma anche generoso, soprattutto  con i giovani alle prime armi o con chi si rivolgeva a lui per un aiuto tecnico o, in generale, per un orientamento nelle discipline di cui era cultore, dall’astronomia alla filosofia. Ricordo ancora le conversazioni con lui su L’Homme révolté  di Camus, sulla fenomenologia husserliana, su Tempo e relazione di Enzo Paci, sull’Ecole du regard  e ilNouveau roman di Michel Butor, Marguerite Duras e Alain Robbe-Grillet, sulla “Nouvelle vague” cinematografica (era appena uscito in Italia il film di Alain Resnais L’anno scorso a Mariembad) e sul  situazionismo di Guy Debord. Questo per dire l’ampiezza e la profondità della cultura di Saba Telli, cultura nient’affatto libresca ma vissuta come alimento  necessario alla sua formazione umana e alla sua vita d’artista. D’ altronde la sua vocazione artistica si manifesta precocemente fin da quando, quattordicenne, comincia il suo apprendistato dai maestri albisolesi  della ceramica Tullio Mazzotti e  Bartolomeo Tortarolo, noto come “Bianco” (U Giancu), e poi quando va a Torino, scappando di casa,  per frequentare la scuola di Luigi Spazzapan, pittore che rimarrà sempre un suo modello di riferimento. A Torino conosce lo scrittore, critico d’arte e storico dell’architettura Edoardo Persico, affascinante figura di intellettuale impegnato, militante antifascista - la cui morte improvvisa a soli trentasei anni e dai contorni oscuri ha ispirato  ad Andrea Camilleri il romanzo-saggio Dentro il labirinto (2012) -  che promosse e sostenne quella specie di “Secessione” antiaccademica torinese rappresentata dal gruppo dei “Sei di Torino” (Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio ed Enrico Paulucci).

Nel 1940 Saba Telli si trasferisce a Milano, dove incontra e frequenta lo scultore Luigi Broggini. Intanto, superato l’esame di maturità, si iscrive a Medicina, ma passa poi ad Architettura. Dopo la guerra lascia Milano e va a Parigi, e lì conosce di persona Albert Camus e Jean Paul Sartre. Dopo aver viaggiato per l’Europa, ritorna nella sua Albisola, ricco di esperienze straordinarie, e, oltre a dipingere, lavora  alle manifatture ceramiche di Bianco e all’”Isola Ceramiche” di Tonino Tortarolo e Federico Anselmo. Sono gli anni in cui ad Albisola vivono e operano artisti come Fontana, Sassu, Fabbri, Crippa, Jorn, Lam…Nel 1969, con la collaborazione tecnica di Tonino Tortarolo e con il patrocinio legale e commerciale dell’avvocato Angelo Luciano Germano,  apre “La Ruota”  ( laboratorio, fornace e galleria d’arte), in via dell’Oratorio ad Albisola Mare; ma il laboratorio-bottega-galleria chiude le attività alla metà degli anni Settanta, quando Saba Telli decide di lasciare la ceramica pur continuando a dedicarsi alla fotografia, a collaborare con la cineteca di Parigi e con la rivista di moda Vogue.

Da queste brevi e incomplete notizie biografiche è comunque possibile farsi un’idea del temperamento estroso, inquieto ma sempre vitalissimo di questo artista, come d’altra parte traspare con evidenza dalla sua pittura e dalle sue ceramiche (tanto nei piatti come in quelle sue  preziose e baroccheggianti sculture maiolicate) opere  ricche di colori vivi e luminosi, di contrasti tra sfondo e primo piano (come in SABA turk o in quei suoi antigraziosi Nudi di Signore in cui il debordante e chiaro incarnato dei corpi risalta sui toni opachi) . Tuttavia, più che in quelle sfatte figure femminili  che richiamano la temperie fauvista ed espressionista  dei primi anni del secolo scorso, l’arte di Saba Telli  rifulge in quelle composizioni quasi informali in cui lo sguardo si smarrisce ammaliato dalla profondità e dalla trasparenza di quei verdi, di quei gialli, di quei rossi…e dove la fantasia può divagare come in Arrivo a Montecarlo, o in Oriente, o in Pesci nell’anno del dragone…Notevole anche un paesaggio come Bretagna, che ha la freschezza e la voluta ingenuità dei disegni infantili, come anche la serie deiTarocchi. Tra le opere esposte ha particolare risalto uno splendido Ritratto di signora a figura intera, dove la signora, ritratta frontalmente e seduta, emerge con il suo abito scuro da un fondo anch’esso scuro, e guarda nel profondo degli occhi chi guarda il quadro. Peccato che Saba Telli abbia dipinto così pochi ritratti!

FULVIO SGUERSO

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