SANDRO LORENZINI - OPERE RECENTI

Quando si rincontrano gli amici è naturale abbracciarsi, guardarsi in viso, sorridere, cercando di leggere nel volto le novità, i fatti nuovi, i segni del tempo trascorso dall’ultima volta. Poi, ovviamente, le frasi: ...quanto tempo... come stai... cosa fai... cos’hai fatto.

Per me ritornare con una mostra a Savona è come propiziare un rincontro con un amico attento e fedele, che ha camminato con me per così tanti anni, condividendo i miei passi, incuriosito dal mio fare, convinto da certi miei atti, sorpreso talvolta, ma così onesto da accettare sempre un confronto, senza gettare a priori nulla di ciò che volta per volta ho portato. Un amico intelligente, che ha voluto e saputo capirmi, che mi ha mostrato sempre affetto e sostegno.

Questo mio amico è la gente, il mio pubblico, di una volta e di oggi, lo stesso.


Svuoto un po’ la valigia nei locali di questo nuovo spazio savonese e le cose che porto stanno lì, senza trucchi, a farsi vedere per quello che sono.

Agli amici che vengono preparo un abbraccio, e non devo null’altro.

Le cose che espongo sapranno pur raccontare a ciascuno i loro percome e loro perché (del resto lo fanno da sempre).

Sono cose diverse, sculture e dipinti, per una volta accostati.

C’è ancora la terra (potrebbe non esserci?) a veicolare metafore cucite con la voce remota del mito, affidando agli ingobbi e agli smalti i toni e gli accenti di parole figurate e non dette, ci sono forme primarie (coni e cilindri che danno corpi a dei “quasi vasi”, o quadrati che porgono il cavo di piatti quale spazio scenico per dei “quasi teatri”) e ci sono figure ed emblemi che vi si aggrappano per dipanare percorsi pensati e affrontare viaggi dentro a metafore semplici.

Ci sono anche rettangoli di colore, cartoni come tavole antiche, tele come fondi di icone, ad offrire spazi a figure, figure, figure.

Figure come arcani maggiori, dignitari di poteri primari, re, donne e cavalli di cosmici giochi di carte.

Se ci sono storie, sono quelle che possono starci, scritte dagli occhi di chi guarderà. Io nei lavori ci avrò messo soltanto un po’ di mistero e il silenzio, che è come un foglio non scritto, come uno spazio infinito, ma solo pensato, che è fermo e sta, immobile, fuori dal tempo.

E lì, nel silenzio, c’è posto per tutte le storie che ognuno vorrà raccontare, purché lo faccia, va da sé, sottovoce.


Sandro Lorenzini

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